Europas Angst vor “Sultan Erdogan”

Mutige Diplomaten sahen schon einmal anders aus. Vor allem in der Europäischen Union, die durch die andauernde Flüchtlingskrise und einen möglichen EU-Austritt Großbritanniens große Risse bekommt. Von der einstigen Kampfrhetorik, die so mancher Regierungschef gegen den russischen Präsidenten Wladimir Putin an den Tag legte, ist im Umgang mit dem autoritär regierenden türkischen Präsidenten Recep Tayyip Erdogan jedenfalls wenig übrig geblieben. Seit dem Flüchtlingsdeal zwischen der EU und der Türkei zittert so mancher Politiker vor den Drohungen aus Ankara, die Abmachung zu brechen und wieder tausende Bootsflüchtlinge zurück in die Ägäis zu schicken…

(Wiener Zeitung, 07/06/2016)

GANZER ARTIKEL AUF:

http://www.wienerzeitung.at/meinungen/gastkommentare/823412_Europas-Angst-vor-Sultan-Erdogan.html

Türk versionyu:

http://tr.sputniknews.com/avrupa/20160609/1023265680/avrupa-sultan-erdogan.html

Versione italiana:

La paura dell’Europa di fronte al “Sultano Erdoğan”

Diplomatici coraggiosi? Un tempo agivano in tutt’altra maniera. Specialmente nell’Unione europea, che rivela crepe profonde sulla crisi dei rifugiati e la possibile uscita del Regno Unito. Nelle relazioni con il presidente turco, l’autoritario Recep Tayyip Erdoğan, è rimasto ben poco di quella retorica guerrigliera che era stata usata da più di un capo di governo contro Putin. Fin dal patto sui rifugiati stretto tra la Turchia e la UE, diversi politici rabbrividiscono al sentire le minacce di rottura del patto che arrivano da Ankara, che lascerebbe nuovamente arrivare sulle isole dell’Egeo migliaia di barconi carichi di rifugiati.

Mentre il ministro degli esteri austriaco Sebastian Kurz aveva messo in guardia contro il nefasto accordo con Erdoğan, la cancelliera tedesca Angela Merkel aveva placato le acque dichiarandosi disposta a scendere a compromessi con la Turchia. Le opinioni sull’opportunità di tale accordo possono variare. L’accondiscendenza di Merkel risulta però piuttosto inquietante, se questioni di diritti umani cedono al calcolo politico e i capi di governo evitano di prendere decisioni per timore delle conseguenze.

L’episodio più esemplificativo è forse la votazione del 2 giugno nel Bundestag sul genocidio armeno, che non cessa di causare tensioni diplomatiche tra Germania e Turchia. Merkel non era presente in aula, sebbene, stando alla portavoce del governo di Berlino Christiane Wirtz, avesse informalmente votato a favore della mozione. Poco dopo, il vicepremier olandese Lodewijk Asscher si pronunciò contro il concetto di “genocidio”. Pare evidente che non si voglia giocare tanto con un capo di stato le cui forze armate controllano de facto le frontiere esterne dell’Europa sull’Egeo.

Il rapporto indeciso e timoroso con il governo turco rappresenta un gioco a tempo determinato, rischioso e senza prospettive, un gioco che soprattutto la cancelliera tedesca prosegue con orgoglio. Invece di un dialogo con il presidente siriano Bashar al-Assad, Bruxelles ha scelto un rapporto di dipendenza dalla Turchia, cosa di cui il governo turco non esita a rammentare costantemente gli europei. Risulta sempre più chiaro che l’atteggiamento minaccioso e l’approccio autoritario di Erdoğan costituiscono un problema per una collaborazione trasparente ed efficace.

Uno dei maggiori avversatori di una cooperazione tra governi occidentali e Assad è proprio Erdoğan, che ostacola il processo di pace in Siria piuttosto che sostenerlo. Solo pochi giorni fa il presidente turco criticava l’intervento comune di Stati Uniti, Russia e Iran con veemenza, poiché non riesce a mandar giù il supporto di alcune unità curde alla battaglia contro lo Stato Islamico.

Stati Uniti, Russia e Nato dovrebbero iniziare rapidamente a fare pressione su Erdoğan, coinvolgendo anche Assad, con l’obiettivo di riportare il paese alla stabilità e arginare la crisi dei rifugiati. Per questo è necessario che i capi di governo europei dimostrino il coraggio di volersi impegnare. E il coraggio, si sa, non è in vendita.

ENGLISH SYNOPSIS

Courageous diplomats looked quite different once. At least when it comes to Turkish President Recep Tayyip Erdogan. Since the EU-Turkish refugee agreement some European policymakers seem to fear that Erdogan may break it and send back thousands of refugees into the Aegean Sea.

The way of interacting with a president who rules his country in a more and more authoritarian manner becomes critical when rulers such as German Chancelor Angela Merkel abstain from making important decisions. This happened on June 2, 2016, when she chose not to vote for the recognition of the Armenian Genocide in the German Bundestag, a political decision which since then has caused severe diplomatic tensions between Germany and Turkey. Even Dutch Vice-Prime Minister Lodewijk Asscher refused to use the term “genocide” later, fearing to offend Turkey’s self-proclaimed Sultan.

It’s becoming more and more evident that Erdogan isn’t quite the cooperative partner the European Union has been hoping for. Instead of promoting a dialogue with Syrian President Bashar al-Assad, Erdogan has strongly criticized the military operations carried out by the US, Russia and Iran in Syria against ISIS forces. It is highly necessary that these countries begin to put pressure on Turkey with the aim of re-stabilizing war-torn Syria and solving the refugee crisis. That’s why it takes courage, but as we all know, courage cannot be bought.

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About stephanhaderer

A traveler for life, anthropologist, philanthropist, hobby journalist, political analyst, writer, screenwriter, on the pursuit of knowledge, wisdom & harmony.
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